Qui a Bungie vogliamo che tutti si sentano pienamente accettati e ben accolti. È uno dei nostri valori principali che cerchiamo di trasmettere attraverso ciò che creiamo, nel nostro comunicare e interagire con i fan e soprattutto, nel modo in cui dirigiamo il nostro studio. Ciò significa riconoscere e ascoltare diversi punti di vista, amplificando le voci in minoranza. Ed è qualcosa che necessita di un'attenzione costante, perché non è mai un obiettivo veramente "raggiunto". Pertanto, cerchiamo di intensificare continuamente i nostri sforzi, anche grazie all'aiuto degli impiegati di Bungie. L'ultimo esempio su questa scia è l'introduzione dei Club di Inclusione (Inclusion Clubs, IC) nella cultura di Bungie.
Il primo, Black at Bungie, è nato quest'anno. Questo Club di Inclusione, con lo scopo di celebrare e valorizzare gli impiegati neri del nostro studio, non solo ha aperto la strada ad altri Club di Inclusione, rappresentando un potenziale per gli impiegati di Bungie, ma ha anche aiutato a facilitare e guidare le discussioni in un momento così cruciale della società moderna. Creati e portati avanti dagli impiegati di Bungie, i Club di Inclusione (CI) sono gruppi pensati per unire le persone provenienti da un contesto culturale simile a coloro che vogliono agire da alleati di supporto. I CI rappresentano anche una risorsa per Bungie: offrono infatti prospettive culturalmente rilevanti, consigli e idee su tutto, dall'organizzazione ai prodotti creati.
Il concetto di Club di Inclusione è stato suggerito dal Bungie Diversity Committee (BDC), il quale ha l'obiettivo di migliorare gli standard di Bungie in materia di diversità e inclusione. Mentre il BDC affronta problemi di diversità in generale, i Club di Inclusione supportano le finalità di specifici gruppi sottorappresentati, dotando inoltre gli impiegati di risorse e fondi da impiegare a sostegno delle cause che più hanno a cuore.
Kareem Shuman è disegnatore di dialogo tecnico per Destiny 2. Da più di due anni, svolge un ruolo guida nel Bungie Diversity Committee. È inoltre membro fondatore e leader del CI Black at Bungie. Afferma che, sebbene i problemi di discriminazione razziale sembrino insormontabili, gruppi come Black at Bungie permettono di fare concretamente la differenza nel nostro piccolo.
Riguardo il tipo di conversazioni e lavoro portati avanti da questo CI negli ultimi mesi, Shuman risponde: "La discriminazione razziale è un boss molto arduo da far fuori. Quindi portiamo la questione al nostro livello e guardiamo a cosa possiamo fare con i nostri talenti, ogni giorno, qui a lavoro. Cosa possiamo migliorare qui a Bungie? Cosa possiamo fare per i nostri colleghi? Cosa possiamo fare in gioco e nei contenuti che creiamo in modo da avere un impatto sui milioni di persone che ci seguono da tutto il mondo? Queste sono le cose su cui abbiamo un certo controllo e su cui a volte possiamo agire in maniera diretta; altre invece, per esempio quando si tratta di sistemi in vigore già da tempo, possiamo comunque discutere eventuali miglioramenti con chi di competenza."
Il lancio di Black at Bungie ha preceduto l'ondata di discussioni sulla discriminazione razziale e l'ingiustizia, avvenute sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. A seguito delle tragiche morti di George Floyd, Breonna Taylor e Ahmaud Arbery avvenute quest'anno, diverse città degli USA sono divenute scenario di proteste e dimostrazioni aventi come fine il cambiamento della società e della politica. Black at Bungie ha svolto un ruolo fondamentale nell'informare lo studio e nel guidare le sue azioni e dichiarazioni pubbliche. Tra queste ricordiamo il supporto al movimento Black Lives Matter.
Sebbene il club sia ancora giovane, il gruppo è alquanto impegnato. Ha creato uno sponsor per il Game Devs of Color Expo online (https://gamedevsofcolorexpo.com/), tenutosi a settembre. Anche la recente aggiunta dell'emblema e spilla "Farsi ascoltare" nel Bungie Store è stata il risultato della collaborazione con i membri del CI Black at Bungie. Il ricavato della vendita di spille ed emblemi andrà a favore di Equal Justice Initiative (https://eji.org/), che si impegna a fermare le incarcerazioni di massa e le punizioni giudiziarie eccessivamente severe negli Stati Uniti, ad affrontare la discriminazione economica e razziale e a difendere i diritti umani fondamentali delle persone più vulnerabili della società americana.
"Il club è ancora in fase di crescita", dice Phyllicia Majors, manager di studio di Bungie e membro del CI Black at Bungie. "Abbiamo discusso a lungo su come supportare altri gruppi, metterci la faccia e rappresentare Bungie."
"Sono davvero fiera della spilla Black Lives Matter. Quando l'ho vista in gioco mi son detta: 'Wow, questo sì che è passare dalle parole ai fatti.'" Oltre agli sviluppatori di carnagione scura, il CI Black at Bungie sfoggia alleati come Z Schleif, narrative lead del nostro studio. "In realtà non ho un vero ruolo nella vita quotidiana del club, ma osservo e do il mio parere e supporto quando richiesto dai miei colleghi afroamericani", dice Schleif. "Tuttavia, ritengo che far parte di questo gruppo non si limiti all'attività giornaliera del club. In quanto alleata, mi impegno ad aiutare a promuovere una cultura antirazzista attiva nel nostro studio e nei contenuti che creiamo."
Nel lungo termine, Black at Bungie cercherà di valorizzare ulteriormente la community di sviluppatori neri e di continuare il dialogo sull'uguaglianza e la giustizia razziali, nel mondo dello sviluppo dei videogiochi e non. I fan di Bungie che volessero saperne di più, possono tenersi aggiornati consultando Bungie.net per ulteriori comunicazioni su Black at Bungie o seguirci sui nostri social.
Black at Bungie non è che il punto di partenza di una missione che vuole elevare le voci sottorappresentate, condividere diversi punti di vista e sostenere un'industria di gioco più eterogenea e inclusiva. In quest'anno di fondamentale importanza, in cui il cambiamento sociale si fa richiesta sempre più pressante, Shuman sostiene che la sola esistenza del Black at Bungie è già un considerevole passo che l'azienda compie verso le necessità di questo tempo.
"Non immaginavo questo enorme contributo da parte delle compagnie al movimento Black Lives Matter in maniera simile a quanto da noi fatto per il Pride [LGBTQ] negli scorsi anni", dice Shuman. "Ma quando l'ingiustizia cresce, finisce per diventare cosa troppo evidente e non ignorabile, anche per chi non è colpito direttamente. Vedere tante persone scendere in campo e protestare, fare donazioni e supportare attivamente questa causa mi ha ispirato davvero. Abbiamo alleati qui a casa nostra ma anche all'estero. È bellissimo."
Il primo, Black at Bungie, è nato quest'anno. Questo Club di Inclusione, con lo scopo di celebrare e valorizzare gli impiegati neri del nostro studio, non solo ha aperto la strada ad altri Club di Inclusione, rappresentando un potenziale per gli impiegati di Bungie, ma ha anche aiutato a facilitare e guidare le discussioni in un momento così cruciale della società moderna. Creati e portati avanti dagli impiegati di Bungie, i Club di Inclusione (CI) sono gruppi pensati per unire le persone provenienti da un contesto culturale simile a coloro che vogliono agire da alleati di supporto. I CI rappresentano anche una risorsa per Bungie: offrono infatti prospettive culturalmente rilevanti, consigli e idee su tutto, dall'organizzazione ai prodotti creati.
Il concetto di Club di Inclusione è stato suggerito dal Bungie Diversity Committee (BDC), il quale ha l'obiettivo di migliorare gli standard di Bungie in materia di diversità e inclusione. Mentre il BDC affronta problemi di diversità in generale, i Club di Inclusione supportano le finalità di specifici gruppi sottorappresentati, dotando inoltre gli impiegati di risorse e fondi da impiegare a sostegno delle cause che più hanno a cuore.
Kareem Shuman è disegnatore di dialogo tecnico per Destiny 2. Da più di due anni, svolge un ruolo guida nel Bungie Diversity Committee. È inoltre membro fondatore e leader del CI Black at Bungie. Afferma che, sebbene i problemi di discriminazione razziale sembrino insormontabili, gruppi come Black at Bungie permettono di fare concretamente la differenza nel nostro piccolo.
Riguardo il tipo di conversazioni e lavoro portati avanti da questo CI negli ultimi mesi, Shuman risponde: "La discriminazione razziale è un boss molto arduo da far fuori. Quindi portiamo la questione al nostro livello e guardiamo a cosa possiamo fare con i nostri talenti, ogni giorno, qui a lavoro. Cosa possiamo migliorare qui a Bungie? Cosa possiamo fare per i nostri colleghi? Cosa possiamo fare in gioco e nei contenuti che creiamo in modo da avere un impatto sui milioni di persone che ci seguono da tutto il mondo? Queste sono le cose su cui abbiamo un certo controllo e su cui a volte possiamo agire in maniera diretta; altre invece, per esempio quando si tratta di sistemi in vigore già da tempo, possiamo comunque discutere eventuali miglioramenti con chi di competenza."
Il lancio di Black at Bungie ha preceduto l'ondata di discussioni sulla discriminazione razziale e l'ingiustizia, avvenute sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. A seguito delle tragiche morti di George Floyd, Breonna Taylor e Ahmaud Arbery avvenute quest'anno, diverse città degli USA sono divenute scenario di proteste e dimostrazioni aventi come fine il cambiamento della società e della politica. Black at Bungie ha svolto un ruolo fondamentale nell'informare lo studio e nel guidare le sue azioni e dichiarazioni pubbliche. Tra queste ricordiamo il supporto al movimento Black Lives Matter.
Sebbene il club sia ancora giovane, il gruppo è alquanto impegnato. Ha creato uno sponsor per il Game Devs of Color Expo online (https://gamedevsofcolorexpo.com/), tenutosi a settembre. Anche la recente aggiunta dell'emblema e spilla "Farsi ascoltare" nel Bungie Store è stata il risultato della collaborazione con i membri del CI Black at Bungie. Il ricavato della vendita di spille ed emblemi andrà a favore di Equal Justice Initiative (https://eji.org/), che si impegna a fermare le incarcerazioni di massa e le punizioni giudiziarie eccessivamente severe negli Stati Uniti, ad affrontare la discriminazione economica e razziale e a difendere i diritti umani fondamentali delle persone più vulnerabili della società americana.
"Il club è ancora in fase di crescita", dice Phyllicia Majors, manager di studio di Bungie e membro del CI Black at Bungie. "Abbiamo discusso a lungo su come supportare altri gruppi, metterci la faccia e rappresentare Bungie."
"Sono davvero fiera della spilla Black Lives Matter. Quando l'ho vista in gioco mi son detta: 'Wow, questo sì che è passare dalle parole ai fatti.'" Oltre agli sviluppatori di carnagione scura, il CI Black at Bungie sfoggia alleati come Z Schleif, narrative lead del nostro studio. "In realtà non ho un vero ruolo nella vita quotidiana del club, ma osservo e do il mio parere e supporto quando richiesto dai miei colleghi afroamericani", dice Schleif. "Tuttavia, ritengo che far parte di questo gruppo non si limiti all'attività giornaliera del club. In quanto alleata, mi impegno ad aiutare a promuovere una cultura antirazzista attiva nel nostro studio e nei contenuti che creiamo."
Nel lungo termine, Black at Bungie cercherà di valorizzare ulteriormente la community di sviluppatori neri e di continuare il dialogo sull'uguaglianza e la giustizia razziali, nel mondo dello sviluppo dei videogiochi e non. I fan di Bungie che volessero saperne di più, possono tenersi aggiornati consultando Bungie.net per ulteriori comunicazioni su Black at Bungie o seguirci sui nostri social.
Black at Bungie non è che il punto di partenza di una missione che vuole elevare le voci sottorappresentate, condividere diversi punti di vista e sostenere un'industria di gioco più eterogenea e inclusiva. In quest'anno di fondamentale importanza, in cui il cambiamento sociale si fa richiesta sempre più pressante, Shuman sostiene che la sola esistenza del Black at Bungie è già un considerevole passo che l'azienda compie verso le necessità di questo tempo.
"Non immaginavo questo enorme contributo da parte delle compagnie al movimento Black Lives Matter in maniera simile a quanto da noi fatto per il Pride [LGBTQ] negli scorsi anni", dice Shuman. "Ma quando l'ingiustizia cresce, finisce per diventare cosa troppo evidente e non ignorabile, anche per chi non è colpito direttamente. Vedere tante persone scendere in campo e protestare, fare donazioni e supportare attivamente questa causa mi ha ispirato davvero. Abbiamo alleati qui a casa nostra ma anche all'estero. È bellissimo."